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Fabio Frasconi: prima è il rombo della Delta S4, poi il Rally Italia Sardegna mondiale

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Il gallurese resta affascinato da bimbo dal rombo della Gruppo B torinese. Da giovane è felicissimo di farsi coinvolgere fra le file dei volontari che si adoperano per la buona riuscita della prima edizione del mondiale sardo, rimanendo sempre più coinvolto al punto che dopo appena un paio di stagioni l’impegno lo occupa tutto l’anno. Come accade ancora oggi. Testo di Tommaso M. Valinotti; in apertura Fabio Frasconi nel suo ufficio. Foto archivio personale Fabio Frasconi. In chiusura Oliver Solberg-Elliot Edmondson, vincitori del Rally Italia-Sardegna 2026

TEMPIO PAUSANIA (OT), 5 ottobre 2026 – “La febbre del rally mi ha colpito fin da piccolo quando mio padre mi portava a vedere il Rally Costa Smeralda” una gara nata con la camicia che dal 1978 e per quasi quarant’anni ha fatto palpitare i cuori del mondo rallistico in Gallura. Fabio Frasconi, classe 1977, uomo tutto fare dietro le quinte del Rally Italia-Sardegna mondiale, ovviamente non ricorda quelle prime edizioni, ma ha ben chiaro quella del 1985. “Più che un ricordo visivo è un ricordo uditivo”, sottolinea Frasconi che con la mente va ai suoni della Delta S4 di Markku Alen, che faceva trenare i grandi muraglioni dei casermoni disabitati all’uscita di Tempio Pausania, scattando come un proiettile nelle ricognizioni della prova speciale che andava verso Lagnata. “Markku non era in gara, ma continuava i test della vettura più significativa dell’epoca d’oro dei rally che avrebbe esordito ufficialmente nel mondiale al RAC, vincendolo, un paio di mesi dopo. In Gallura, grazie al Rally Costa Smeralda divennero tutti grandi appassionati di rally. Dai dieci anni in su”. Anche più giovani verrebbe da dire.

Ma era scontato visto il parterre de roi offerto dalla gara sarda che nel 1985comprendeva, solo per fare un esempio, Henri Toivonen, Michele Mouton, Attilio Bettega, Dario Cerrato (ovvero la crema del rallismo mondiale e italiano), con le Lancia 037 e la Audi quattro ufficiali. “Piloti e squadre arrivavano un mese prima della gara per iniziare test e ricognizioni ed era facile incontrarli fare amicizia con loro e diventarne tifosi”. Ovviamente il sogno di quei ragazzini degli anni Ottanta è diventare idoli della folla come i loro eroi del mondiale, ma quasi sempre la realtà presenta un conto diverso. “Ho disputato due edizioni della Coppa Limbara (gara che aveva il cuore proprio a Tempio Pausania) con una Clio, ma capii subito di non essere il fenomeno che speravo e, soprattutto, correndo con i miei soldi, passavo l’intera gara con lo spettro della franchigia” ammette Frasconi, anche se i risultati delle due avventure rallistiche casalinghe non furono malvagi, con un  sesto assoluto e secondo di Classe A7 nel 2006. Ma i soldi troppo pochi.

La vera svolta nella vita di Fabio Frasconi arriva nel 2003. Un nativo di Tempio Pausania, Pasquale Lattoneddu, emigrato a Londra nel finire degli anni Ottanta, dove aveva conosciuto Bernie Eccleston, grande boss della Formula 1, diventandone in breve tempo il braccio destro in qualità di general manager della FOM (Formula One Management) che gestisce tutto il mondo della F1. A inizio del terzo millennio Lattoneddu non si dimentica della sua terra di origine, e dopo aver fondato lo Europe Team per l’organizzazione di eventi pensa di portare il rally mondiale italiano nella sua terra. In quel periodo Fabio Frasconi inizia a collaborare con Alessandro Alunni Bravi che aveva creato un team di GP2  con il calciatore del Milan Clarence Seedorf e che sarà una figura di spicco nelle prime edizioni del Rally Italia Sardegna. Ma è soprattutto fondamentale la conoscenza che Frasconi ha della gallurese Adriana Lattoneddu, sorella di Pasquale, una delle pedine (forse sarebbe meglio dire regina) dell’Europe Team che nel 2004 organizzò la prima edizione del Rally Italia Sardegna (allora definito Supermag Rally Italia Sardegna) che ottenne subito l’investitura iridata, a dimostrazione delle non comuni conoscenze personali di Pasquale Lattoneddu.

Fabio Frasconi è della partita. “Ovviamente eravamo tutti volontari e non prendemmo un centesimo ma fu un’esperienza fantastica” ricorda con nostalgia Fabio Frasconi. “La sede era a Olbia ed era un salto nel buio. La sede era Olbia e lo sponsor Geomag (marchio di un giocattolo meccanico allora in gran voga, prodotto in Sardegna) fece le cose in grande, coinvolgendo aziende che avevano interessi commerciali e turistici nell’isola come la Moby Lines che mise a disposizione un intero traghetto per ospitare i commissari di percorso. E poi il colpo d’occhio di 25 elicotteri schierati sulla banchina del porto dà l’idea di quanto fosse grandioso e spettacolare fin dall’inizio il mondiale sardo”.

“La squadra di Lattoneddu, a fine rally 2004, mi chiese se volessi continuare a collaborare con un loro in un impegno che durava tutto l’anno. Risposi entusiasta di sì e da quel momento inizia la mia avventura in pianta stabile. Nel 2006 il timone della gara passò ad ACI Sport e iniziai a lavorare con Antonio Turitto, Carlo Cassina, Tiziano Siviero, Claudio Bortoletto, rimendo l’unico del gruppo originario formato da Lattoneddu ad entrare nel nuovo gruppo. Una decisone di cui allora fui felicissimo e lo sono tuttora”. La denominazione della figura di Fabio Frasconi è Coordinatore generale della segreteria generale, definizione che comprende tutta una serie di incombenze che stanno dietro le quinte. “Ho avuto la delega da Antonio Turitto, fino a quando dato le dimissioni da General Manager nell’agosto scorso, per prendere in autonomia numerose decisioni nei rapporti con gli innumerevoli fornitori della gara, sulla logistica dei servizi, alloggiare le persone che ruotano attorno alla gara, o anche semplici appassionati e operatori del settore che chiedono a noi organizzatori indicazioni sul dove soggiornare nei periodi di gara. Un lavoro che si fa sempre più intenso man mano che si avvicina il semaforo verde dallo start delle prove speciali, ma prosegue anche dopo, perché bisogna smantellare e mettere ordine su tutto quanto si è fatto a ridosso e immediatamente dopo il rally”.

Un impegno che inizia da lontano “quando prima con Tiziano Siviero (fino al giorno in cui ebbe l’incidente), poi con Vittorio Carlino si vanno a visionare i percorsi ed incontrare i sindaci delle località attraversate. Siviero non è più operativo sul campo, ma è preziosissimo perché controlla ogni singola virgola e non gli sfugge nulla. È nell’imminenza della gara che la situazione si fa più frenetica con l’arrivo di molti collaboratori che devono essere alloggiati ai quali bisogna trovare una sistemazione. Bisogna pensare al magazzino, e la gente non immagina quante e quali genere di cose occorrono per supportare un rally come ad esempio trovare le vetture di servizio per chi deve muoversi sul percorso con mezzi forniti dall’organizzazione. Poi arrivano i team e nel mondiale le richieste sono moltissime, da una fornitura di energia elettrica sempre maggiore, seguirne la fornitura e controllare che le fatture siano inviate ai giusti destinatari. Ci sono mille situazioni che giorno dopo giorno, momento dopo momento spuntano fuori come un  grande videogioco, che presenta mille insidie se non si prevedono le mosse prevenendole o neutralizzandole in tempo”. Poi arriva la gara con la sua adrenalina, i traversi sugli sterrati, le vittorie e le sconfitte, i ritiri e lo spumante per i vincitori.

Poi il silenzio.

“Finita la gara rimango solo io. Si volta pagina, i problemi da risolvere sono diversi, ma emergono quasi subito. Sindaci che richiedono il ripristino di strade rotte, scavate dal passaggio dei concorrenti; pastori che chiedono la riparazione di reti e staccionate abbattute da concorrenti troppo esuberanti usciti di strada. La mia fortuna è di essere sardo e anche ai giorni nostri si riesce ancora a sedersi a un tavolino risolvendo le situazioni con un caffè. Ciò evita del cadere nella diffidenza che a volte la gente di quaggiù ha verso i continentali, accusandoli di abbandonare il territorio. Io ho un asso in più, ma non sono per nulla accondiscendente. È nel mio carattere dire le cose come stanno, cerando allo stesso tempo di risolvere le cose nel migliore dei modi”.

Da anni si vocifera di un trasferimento della gara mondiale sulla terra ferma. “È una voce che esce fuori da una decina di anni, sempre più forte e insistente quando ci si avvicina alla gara. Se e quando accadrà, vedremo il da farsi. Se quelli di ACI Sport me lo chiederanno, e potrò continuare a collaborare con le stesse persone di oggi perché no? Per il momento sono orgoglioso del lavoro fatto dietro le quinte in questi oltre vent’anni di presenza, al futuro penseremo domani” conclude filosofico Fabio Frasconi.

 

Il domani del 38° Rally Italia Sardegna, vinto domenica 4 ottobre da Oliver Solberg, figlio di quel Petter Solberg che vinse la prima edizione nel 2004, è già oggi, lunedì 5 ottobre con piloti, navigatori, meccanici, team manager, giornalisti fotografi, commissari di percorso e della direzione gara che si stanno imbarcando per tornare alle loro sedi. Mentre Fabio Frasconi è già impegnato in quella bonifica post rally che significa riconsegnare il materiale del magazzino, restituire le auto di servizio, parlare con sindaci e pastori a cui la gara ha provocato qualche danno. E, forse, in questo momento, è seduto al tavolino di un bar o in una masseria a prendere un caffè in un paesino della Gallura per risolvere uno dei tanti problemi del post gara. E all’edizione del 2027 del rally iridato italiano ci penseremo fra qualche mese. Quando Fabio Frasconi, dopo aver lasciato il vecchio rally 2026, inizierà a lavorare sul rally 2027 in arrivo. E bisogna correre veloci. Fin da subito.