Elio Magnano diventa maggiorenne al 23° Rally Italia Sardegna

Ventunesima partecipazione per il reporter cuneese, che si prepara ad affrontare la sua seconda sfida iridata stagionale, dopo il Monte-Carlo di gennaio. Testo di Tommaso M. Valinotti; nella foto di apertura: il pinnettu del Monte Lerno. Foto archivio Magnano / Sport News Immagini. REVELLO/ALGHERO, 2 settembre 2026 – Non veniteci a contestare che da ormai mezzo secolo in Italia la maggiore età si raggiunge al compimento del diciottesimo anno. Rallisticamente parlando, soprattutto per un fotografo di lungo corso come Elio Magnano, la ventunesima presenza alla stessa gara iridata, prestigiosa come il Rally Italia Sardegna, è un traguardo che vale la pena di festeggiare. “Se consideriamo che di Rally Italia Sardegna ne ho persi solo due, mi sembra di meritare la medaglia di fedelissimo della gara iridata sarda”. In effetti il tabellino presenza in terra sarda di Elio Magnano fa invidia a gran parte degli appassionati di rally. “Ho perso la prima edizione del Rally Italia Sardegna, nonostante avessi iniziato la mia attività di fotografo da anni ed avessi già fotografato molte gare del mondiale a partire dal Sanremo e Monte-Carlo. Ma il 2004 fu un anno difficile a livello personale e, in quel momento, i miei pensieri erano distantissimi dalla trasferta sarda” ricorda Elio Magnano. Che, però, già nel 2005 porta le sue Nikon sugli sterrati sardi per iniziare un matrimonio che dura ancora oggi. “Tornato dal Sardegna 2004, mio fratello Guido me ne parlò con tale entusiasmo che mi convinse ad effettuare la trasferta l’anno successivo”. In quel periodo Elio Magnano viveva a Bagnolo, località a pochi chilometri da Saluzzo, uno dei santuari nazionali del rallismo, paese in cui la locale scuderia Bagnolo Corse era impegnata attivamente su più fronti, collaborando all’organizzazione del Rally della Pietra di Bagnolo cui partecipavano numerosi equipaggi iscritti alla scuderia. E quando non correvano i bagnolesi seguivano da spettatori i più importanti rally a livello nazionale. “Mio fratello e suoi amici di Bagnolo erano arrivati in Sardegna alcuni giorni prima della gara, per cominciare la festa in anticipo. Io invece presi il traghetto e arrivai a Olbia il 27 aprile, il mercoledì prima della gara. Al porto trovai ad aspettarmi tutta la banda dei bagnolesi che avevano già organizzato la mia trasferta nei minimi particolari. Non dovevo preoccuparmi di nulla. Solo scattare foto di grande impatto da inviare al mensile per cui lavoravo”. Elio Magnano trovò ad accoglierlo la casa affittata a Berchidda da condividere con il gruppo bagnolese, vicinissima alle prove speciali. “Non ebbi nemmeno la necessità di fare le ricognizioni, visto che nei giorni precedenti loro avevano già solcato le prove all’interno del parco. Ovviamente si erano divertiti come bambini affrontando i salti (un classico della gara sarda) come i piloti del mondiale. La Peugeot 208 di mio fratello al ritorno dalla Sardegna era ridotta molto male”. E finalmente comincia la gara. “Il ricordo maggiore di quella esperienza è il caldo patito che probabilmente ha eguagliato quello che abbiamo sofferto nell’estate non ancora terminata. Ricordo che usciti dalla classica speciale del Monte Lerno, trovammo sulla strada dei contadini che con un idrante innaffiavano le macchine degli spettatori per ridurre la temperatura nell’abitacolo diventato un vero forno. Fu un vero sollievo”. Elio Magnano nelle sue preferenze non evidenzia un’edizione in modo particolare. “Tutte le edizione del Sardegna sono state fantastiche, è impossibile redigere una classifica. È una gara che gode della bellezza del territorio, non solo nel parco forestale, ma anche nella regione in cui si svolge. La terra delle prove speciali è fantastica, e gli spettatori italiani, orfani delle prove toscane del Sanremo, hanno il palato fine riguardo alle prove sulla terra. Le speciali sono fantastiche, spettacolari, perfette nel fondo curato certosinamente dalla forestale che gestisce i parchi. Poi si degradano, con il passare delle vetture, ma sono un’esperienza incredibile sia per chi è nell’abitacolo, sia per chi segue il rally a bordo strada”. Su un altro punto a favore del Sardegna Elio Magnano non ha dubbi. “L’ospitalità della gente. Capita spesso di essere invitati dai locali che abitano vicino alle prove speciali che stanno arrostendo il porceddu. L’invito a sedersi a tavola è perentorio e un bicchiere di cannonau accompagna sempre il pasto”. Un ricordo che ancora oggi fa sorridere Elio Magnano è accaduto al termine dell’edizione del 2012. Il Sardegna è sempre stato una gara tardo primaverile. Nel 2012, alla sua nona edizione, la gara si spostò oltre la metà di ottobre. “Finita la gara avevo la domenica libera. Mi dissi: ‘Sono in Costa Smeralda, uno dei luoghi che ha la maggior concentrazione di VIP al mondo e così mi sedetti in un bar della celebre Piazzetta di Porto Cervo, in quel momento deserta visto che la stagione turistica era terminata. Mi concessi un cappuccino accompagnato dalle seadas, il tipico dolce sardo a base di semola, formaggio pecorino e miele. Una prelibatezza”. Elio Magnano sostiene di aver dimenticato il costo della colazione “salato come fossimo a ferragosto”, ma è un ricordo anche quello. E ne è valsa la pena. Passando al lato agonistico Elio Magnano non ha dubbi sul fatto che i Re del Sardegna siano i due Sébastien che insieme hanno conquistato nove vittorie: cinque per Ogier e quattro per Loeb. “È stato soprattutto il pilota di Gap ad impressionarmi. Non solo per le cinque vittorie assolute, ma per quello che ha fatto quando non aveva una top car, in particolare nel 2012 quando vinse la classe S2000 con la Škoda Fabia, superando il compagno di squadra Andreas Mikkelsen, assoluti dominatori della categoria. Si capiva che Ogier era un campione e l’anno successivo la Volkswagen lo promosse nella categoria maggiore e in Svezia colse la sua prima vittoria iridata. Un vero predestinato”. Mentre mancano quattro settimane al grande evento iridato della Sardegna, Elio Magnano ha già pronte valigie e zaini per macchine fotografiche ed accessori. E si prepara a rivere l’atmosfera sarda non solo del rally, ma anche del contorno, come magari una passeggiata sulla spiaggia dalla sabbia dorata della Gallura, una foto ricordo in un Pinnettu
Arianna Genaro: facendo la navigatrice, ho realizzato il sogno di mio padre

La navigatrice del Ponente Ligure si prepara ad affrontare la sua 71esima gara in carriera all’Elba. Grandissima appassionata fin da piccola, grazie alla vicinanza del papà, meccanico da corsa, ha cominciato a correre quando il suo percorso universitario era ben avviato e la prospettiva di lavoro vicina. Dopo due anni di attività (2007 e 2008), la nascita dei figli l’ha tenuta lontana dalle prove speciali per quasi quindici anni, ma dal giorno del suo ritorno l’impegno e la presenza è stata massima. Appassionata di enduro, guida la sua KTM 390 sia su asfalto che negli sterrati, non ha idoli rallistici, ma solo grande stima per chi la può aiutare a crescere sul sedile di destra, né sogni pindarici. La gara più bella è la prossima. Quindi il Rallye Elba. Testo di Tommaso M. Valinotti; Foto archivio Magnano / Sport News Immagini. Nella foto di apertura Arianna Genaro con il suo pilota Mauro Porzia sul palco del Rallye Sanremo 2025 RANZO (IM), 15 marzo 2026 – Donde nasce la passione? Esistono intere biblioteche che raccontano come la passione sia ereditaria, altrettante che sia generata dall’ambiente. Il grande musicista Nino Rota raccontava che i suoi nonni si erano conosciuti al conservatorio (genetica); mentre altri, seguaci dell’etologia di Konrad Lorenz, dicono di essersi indirizzati verso una determinata disciplina conquistati dall’ambiente di appartenenza. Arianna Genaro non ha di questi problemi, avendo un padre grande appassionato di rally, uno dei pilastri dell’Imperia Corse degli anni d’oro e vivendo a Ranzo, paese al fondo della Valle Arroscia attraversata nel tempo dalle prove del Sanremo Mondiale (e non solo da quelle) per lei diventa quasi naturale che il rombo dei motori faccia il suo corso. Miscelando questi due elementi esplosivi Arianna Genaro si è trovata a percorrere quella strada obbligata (dalla sua stessa essenza) verso il mondo delle corse. “Mio padre Gianmario lavorava in un’officina dove preparavano le macchine da corsa e spesso mi portava con lui a provare le vetture in un tempo in chiudere una strada e farci qualche passaggio a manetta non era una cosa insolita”. A ciò si aggiunga la sua collaborazione volontaria con Imperia Corse a fianco del padre ed ecco che la miscela esplosiva è pronta, con l’unione di genetica e ambiente. Però l’ingresso in prova speciale arriva relativamente tardi, rispetto a quelle che erano le premesse; perché prima bisogna studiare, conquistare una laurea e cercare un buon posto di lavoro, che offra solide basi per potersi pagare gli sfizi della passione rallistica. Perciò l’esordio avviene solo nel 2007 al Rally della Pietra di Bagnolo dettando le note a Marco Vecchio sulla Peugeot 106 Rallye di Classe A5. “In quell’epoca le Peugeot 106 nelle versioni N2 ed A5 costituivano numericamente la spina dorsale dei rally e ti trovavi in classe a combattere con un a dozzina di equipaggi, molti dei quali andavano fortissimo”. L’esordio di Arianna è positivo, quinta di Classe A5. “Non avevo fatto corsi, non avevo esperienza e mi sono ritrovata in macchina con un orologino di poco conto e la paura folle di sbagliare a timbrare ai Controlli Orari. Ma l’esperienza è servita e per la gara successiva ho subito comprato due cronometri professionali, che mi hanno permesso di affrontare i tavolini con più serenità”. Va ancora meglio nelle altre tre gare successive della stagione nella quale sale per ben tre volte sul terzo gradino del podio di categoria, sempre con Marco Vecchio. Nel 2008 la navigatrice della Valle Arroscia allarga i suoi orizzonti, ampliando il numero delle gare che diventano sei, venendo richiesta da nuovi piloti e gareggiando in gare di maggior livello. “Mio padre era amico di Adelchi Capriotti e di sua moglie Valeria Rossi che dirigevano una scuderia ad Albenga (la Dagda Sport) ed editavano un periodico rallistico, Rally&Slalom, allora unica alternativa al monopolio di TuttoRally”. Adelchi si impegna moltissimo a trovare ad Arianna nuovi “ingaggi”, ed eccola in quella stagione sedere a fianco ancora di Marco Vecchio, ma anche di due portacolori di Dagda Sport, quali gli ingauni (o albenganesi, chiamateli come volete) Gino Vincenzi e Mauro Scotto. “Gino Vincenzi era un fenomeno per passione ed esuberanza e correva con qualsiasi mezzo avesse a disposizione” e così coinvolge Arianna in un’avventura quale la partecipazione a Rally Legend, la kermesse del rallismo storico che già attirava attenzione e curiosità da parte di appassionati provenienti da mezza Europa. “Allora, per iscriversi al Legend, era necessario disporre di una vettura veramente storica e Gino trovò una Fiat 500 Giannini con i sedili in vimini, come le poltroncine da giardino. Non dico la meraviglia che suscitava quella macchina. Tutti guardavano dentro l’abitacolo e ci subissavano di domande”. Sebbene la 500 Giannini non possieda una ricca storicità rallistica (in pista ha ben altro blasone), l’equipaggio del Ponente Ligure se la cava nel miglior modo e vede il traguardo anche in onorevole posizione nonostante fosse la più piccola macchina del lotto partenti. Anche la seconda gara con Gino Vincenzi dà soddisfazioni ad Arianna, visto che appena due settimane dopo la trasferta romagnola conquista con Vincenzi il suo primo successo di Classe (FA0) alla Ronde Città di Albenga su A112 Abarth, nonostante lo scatenato pilota metta la Scorpioncina un paio di volte su due ruote “ma siamo sempre atterrati dalla parte giusta” ci tiene a precisare Arianna. Più tormentato il sodalizio con Mauro Scotto, con cui ha da subito un ottimo rapporto; però, alla loro prima gara insieme, il Rallye Sanremo di fine settembre 2008 (gara valida per l’IRC, una serie che si disputava nei principali paesi europei) escono di strada con la loro Punto S1600 in un tornante del Passo Teglia picchiando duro contro la roccia lato navigatrice ed Arianna viene tirata fuori dalla vettura estraendola dall’abitacolo attraverso il finestrino da alcuni spettatori che la agguantano per le spalline della tuta. Che la botta non abbia lasciato strascichi è evidente dal fatto che a fine novembre Mauro Scotto-Ariana Genaro, riparata la Punto, si ripresentano puntualmente al via del Rally Valli del Bormida che concludono felicemente
Mattia Perosino, nato in officina, cresciuto su un’auto da corsa

Di solito guida vetture che hanno vent’anni più di lui e la fa volare nelle zone eteree della classifica assoluta. Il giovane pilota del Roero, che sa andare fortissimo anche con le auto moderne, racconta la sua carriera e la sua aspirazione di correre il Monte-Carlo. Con una storica, però Testo di Tommaso M. Valinotti; Foto archivio Magnano / Sport News Immagini. Nella foto di apertura da sinistra a destra Claudio e Alessia Binello, Mattia e Luca Perosino SAN DAMIANO D’ASTI (AT), 29 marzo 2026 – La scelta è fra stare dentro la vettura da corsa, o mettere idealmente la testa dentro il cofano. Mattia Perosino, figlio d’arte e anche nipote d’arte, nel mondo delle auto da corsa c’è nato e cresciuto. Il papà Luca è un noto preparatore di vetture storiche da corsa, nonché pilota di alto livello con officina a Ceresole d’Alba, porta del Roero in provincia di Cuneo; nonna Caterina è stata per anni al timone del CLAMS (Circolo delle Langhe Auto e Moto Storiche), club di appassionati che per anni ha avuto il suo focus proprio nell’officina dei Perosino a Ceresole. “Con questi presupposti è difficile dire quando mi sono avvicinato al mondo dei motori. Sono nato in officina visto che la mia vita girava su un triangolo i cui vertici erano casa, scuola … e officina” riflette il non ancora 24enne pilota/preparatore del Roero. Ha invece ben chiaro quando ha stretto per la prima volta un volante da corsa, ovvero a quattro anni, quando papà Luca lo ha fatto sedere su un kart, disputando negli anni seguenti qualche gara a livello amatoriale. “Nell’adolescenza il mito è il calcio e come tutti i ragazzini mi sono ritrovato a rincorrere il pallone in una squadretta, senza però raggiungere significativi risultati. Ero un esterno, ma non facevo furore”. Perso per strada l’erede di Maradona o chi per esso, Mattia Peorosino verso i quindici anni si avvicina al mondo dei kart cross, specialità che frequenta ancora oggi, visto che nel 2025 ha disputato un paio di gare nel campionato europeo. Ma l’attrazione sono le macchine da rally, visto che il cortile dell’officina ne è pieno. E l’esordio arriva nel 2021 con una muscolosa Renault Clio Williams di Classe A7 affiancato da Federico Verna. “Federico, appassionatissimo di rally, praticamente viveva in officina da noi e affiancava mio padre Luca in quelle rare occasioni in cui papà non era impegnato nell’assistenza clienti e riusciva a correre”. La gara di esordio è il Santo Stefano Belbo 2021 e la fortuna non è favorevole al giovane pilota. “Ci ritirammo per noie meccaniche e lo stesso accadde nelle due gare successive sempre per problemi meccanici. Particolarmente sfortunata fu la gara di esordio quando ci dovemmo arrendere a tre chilometri dalla fine dell’ultima prova per rottura del semiasse, quando stavo decisamente prendendo confidenza con il mezzo, risalendo la classifica e cominciando a lottare per la classifica Under 25”. Si dice che la fortuna sia cieca, probabilmente è anche femmina. La quarta gara Mattia Perosino la disputa al Rally Città di Torino nel 2022 su una Clio Rally5 affiancato dalla navigatrice dell’altra sponda del Tanaro, la langarola Alessia Binello. “Come per la prima volta che mi sono seduto al volante, non è possibile dire quando ho incontrato per la prima volta Alessia. Probabilmente ero in fasce”. All’inizio del terzo millennio, infatti, la famiglia Perosino e la famiglia Binello si frequentano e papa Luca è navigato in gara da papà Claudio (il loro cavallo di battaglia è una Seat Ibiza Gruppo A). Questa volta la fortuna è benevola con Mattia o, semplicemente, la sfiga guarda da un’altra parte e Mattia Perosino-Alessia Binello conquistano la Classe Rally5, mettendosi dietro altri tre avversari ben più esperti, e l’Under 25 dettando legge in tutte le prove speciali disputate. Da allora a oggi Mattia e Alessia hanno affrontato tredici gare insieme delle venti disputate da Mattia (Alessia è a quota 47) Dopo i due figli del Tanaro sono pronti al grande salto che arriva nel mese di novembre alla chierese Grande Corsa quando Mattia Perosino-Alessia Binello si schierano al via con una BMW M3, una vettura che arriva a sfiorare i 280 cavalli con solo due ruote motrici e, per di più, posteriori. I due ragazzini, quarantuno anni in due, si presentano nel migliore dei modi (anche se probabilmente gli avversari non la pensano così) visto che nella prima prova della giornata, Moncucco-1, mettono in riga tutti gli avversari. E che il loro non sia un fuoco di paglia lo dimostra il fatto che anche nelle successive prove viaggiano costantemente su tempi da podio, visto che concludono la prima tornata sulle prove speciali terzi assoluti a soli 5” dalla vetta tenuta da un pilota del calibro e dell’esperienza di Matteo Musti (quattro volte campione italiano assoluto rally storici, per intenderci). Peccato che la foga nella ripetizione della Moncucco li porti a stringere troppo una curva, incocciare in un antitaglio e finire lì la loro gara. “Una gara in cui mi sono divertito un mondo, e mi sono goduto la classifica che ci ha visti là, in alto in alto, finché non ci siamo ritirati”. Il 2023 vede Mattia Perosino impegnarsi maggiormente sulle prove speciali, facendosi affiancare da vari navigatori, come Alessia Tesio, un paio di volte nuovamente gareggia con Federico Verna (con cui vede il traguardo nelle uniche due gare che riesce a finire, centrando anche una vittoria Under 25 al Rally Lana) Luca Pieri e, in fine stagione, nuovamente con Alessia Binello con la quale rimedia due ritiri a Rally Legend e la Grande Corsa. Il 2024 è la grande annata di Perosino-Binello anche se disputano solo tre gare e nella prima nemmeno riescono a partire. Ma al Monti Savonesi di metà novembre sono secondi assoluti, vincendo due prove speciali e rimanendo in testa alla graduatoria sino a inizio ultima prova quando pagano due minuti di ritardo in ingresso C.O. (venti secondi penalità) e, soprattutto, in speciale incappano in un testacoda
Dario Bigazzi la sua corsa è vivere un sogno

Alla 122esima gara da pilota e dopo una quarantina da navigatore, il team manager savonese traccia un bilancio della sua attività. Non solo agonistica. Testo di Tommaso M. Valinotti, Foto archivio Magnano / Sport News Immagini KEURUU (Finlandia), 27 febbraio 2026 – Nell’era del villaggio globale digitale, che all’altro capo del telefono (un tempo si diceva così) via sia una persona che risponde dalla Finlandia non stupisce più. Così è che contattando Dario Bigazzi la voce giunga nitida da Keuruu, piccolo villaggio di diecimila abitanti di cui si hanno scarse notizie, a 3000 km da Nasino in provincia di Savona, addirittura meglio di quanto accade quando parliamo fra Liguria e Piemonte. Keuruu, però, è la sede del MegaRally 2026 che Dario Bigazzi e Francesca Rovetta, la sua compagna navigatrice si preparano ad affrontare nel fine settimana che sta per iniziare, con la loro BMW 325i a trazione posteriore con il numero 139 sulle portiere, unici italiani, anzi, unici non finlandesi, assieme all’equipaggio ligure Nico Ramoino–Nicolò Ventoso, anche loro a bordo di una BMW M3 (sempre a trazione posteriore) del team Promotor, che scatta immediatamente dopo. Una gara di 130 km su neve e ghiaccio che esaltano il piacere di guida forse troppo perso sulle nostre prove speciali. “A me e Francesca piace molto venire a correre in Finlandia e abbiamo ottimi rapporti con i team locali. Sono ormai diversi anni che affrontiamo le gare finlandesi con la nostra BMW 325i (prima apparizione nel 2021 all’GT Osat Rally con Luciano Campanella, bissato pochi mesi dopo con la presenza al Mikkeli Rally affiancato da Francesca). Collaboro con il pilota finnico Yaakko Lavio che da alcuni anni disputa le gare su terra in Italia (ultima delle quali al Brunello del novembre scorso)”. Pilota, navigatore, soprattutto team manager al timone del Promotor è un personaggio che ha una visione del mondo rallistico a 360° “Anche se nei rally sono entrato relativamente tardi, visto che per i primi 28 anni della mia vita i rally li ho seguiti sui muretti a bordo prova speciale”. Bloccato da impegni familiari sciolti nel 1997, il pilota ligure si è catapultato sulle prove speciali iscrivendosi al Rally di Carmagnola di quell’anno con Nicola Renner su una Peugeot 205 Rallye fermandosi prima della pedana di arrivo per la rottura del differenziale. Ma il riscatto viene immediatamente al casalingo Giro dei Monti Savonesi con Luciano Campanella, quando conquista il podio portando a casa la prima coppa della sua carriera, iniziando un sodalizio che dura tre decenni e copre 30 gare. “Se dovessi definire la mia carriera rallistica la definirei con le parole ‘vivere un sogno’. Ho conquistato due vittorie assolute, centrate in modo totalmente diverso ma che mi hanno regalato soddisfazioni grandissime”. Il primo successo Dario Bigazzi lo ha ottenuto al Rally di Chiavari del 2002 con una Clio RS affiancato da Monica Briano. “Una gara caratterizzata da condizioni meteorologiche difficilissime che ho vinto non perché sia stato il più veloce, ma quello che ha gestito meglio la situazione. Il classico successo dell’outsider che nessuno pronostica. E alla fine vince”. Dieci anni dopo arriva la seconda vittoria alla Ronde di Andora con Luciano Campanella sul sedile di destra della Peugeot 206 WRC offertagli da Luciano Cobbe. “In quel caso ero decisamente l’uomo da battere, non tanto per meriti miei (afferma modestamente il pilota ligure) quanto per la superiorità della vettura un mostro che aveva calcato le speciali del mondiale”. Infatti l’equipaggio Bigazzi-Campanella fa suoi tutti e quattro i passaggi sulla prova speciale chiudendo con un vantaggio importante sulla concorrenza. Il nome di Luciano Cobbe introduce un altro aspetto dell’attività rallistica di Dario Bigazzi: quella di navigatore. “Non mi sono mai considerato un navigatore. La mia prima gara sul sedile di destra è stata con Riccardo Miele, in amicizia, (Rally d’Inverno del 1997, anche quello concluso anzitempo), poi ho fatto qualche apparizione con degli amici (Matteo Marinari, Fabrizio Bonifacino), oppure con mio fratello Sergio, fino alla stagione 2011 e quella successiva quando ho navigato in modo continuativo Luciano Cobbe”. In realtà non c’è stato un passaggio da un sedile all’altro anche se in quelle due stagioni Dario Bigazzi disputa al volante una sola gara, in entrambi i casi la casalinga Ronde di Andora (vittoriosa nel 2012), ma la necessita di seguire in prova speciale i suoi allievi lo porta di concentrarsi a destra. “In quell’anno ho iniziato la mia attività di istruttore presso la Vittorio Caneva Rally School e mi sono trovato a dover esaudire le richieste degli allievi che si sentivano più sicuri in gara con il loro tutor a fianco. In realtà io non ero un navigatore, ma il loro tutor che li accompagnava in gara vedendo le cose maggiormente sotto la luce didattica piuttosto che sotto quella agonistica”. Così continua per altre due stagioni, 2013 e 2014, quando la sua attività rallistica si interrompe bruscamente per un pesante incidente al Colli del Grignolino, e tornerà a dettare le note un’altra sola volta al Rally Lirenas del 2018 a fianco di Giacomo Martinelli. Anche l’attività di pilota ha una battura d’arresto, al punto che nel 2015 disputa solamente l’Elba, per aumentare l’impegno con un paio di uscite nel 2016 e 2017 e ritornare in pianta stabile nel 2018 quando disputa cinque gare centrando un doppio terzo assoluto al Vigneti Monferrini, con Francesca Rovetta, e al Sanremo Leggenda con Monica Briano. Fino al 2023 quando un nuovo incidente alla Ronde delle Valli Imperiesi, questa volta come pilota con Francesca Rovetta a destra, lo ferma ancora per un’intera stagione. “A quel punto ho detto a mia madre che avrei smesso di correre; ma la passione sia mia, sia di Francesca è troppa e non abbiamo saputo rimanere lontano dalle gare, magari disputando rally come quelli finlandesi sulla terra che offrono il massimo divertimento su vetture affascinanti come le BMW 325i a trazione posteriore”. Una figura importantissima per Dario Bigazzi è sicuramente Francesca Rovetta non solo per le 25 gare disputate a fianco del pilota ligure (al MegaRally timbrerà la
La grandezza di Racing Meeting, sta nel volersi piccolo

La rassegna vicentina di due settimane fa, ha portato il sorriso sui volti degli appassionati di prove speciali, senza cadere nella trappola del gigantismo. Miki Biasion ha fatto un gran lavoro e il mondo delle prove speciali gli è grato. Chiusi i battenti di Fiera Vicenza adesso è ora di accendere il semaforo verde e rombare in gara. Sport News Immagini offre un assaggio della recente rassegna proponendo la fotogallery degli scatti realizzati dallo staff di Foto Magnano sabato 7 e domenica 8 febbraio. Testo di Tommaso M. Valinotti, Foto Magnano / Sport News Immagini (in apertura il sorriso accogliente di una standista a Racing Meeting 2026 ) VICENZA 14 febbraio – Si diche che nella botte piccola sta il vino buono. Un vecchio detto che possiamo applicare anche all’orbita del motorsport, e del motorismo in generale afflitto da elefantiasi cronica. Lo vediamo nel mondo dei rally a cominciare dai team che sui campi di gara sono passati dal cacciavite e fil di ferro a van hospitality che sembravano grattacieli (ve lo ricordate il Rally di Monza dei tempi d’oro? parliamo di appena una dozzina di anni or sono, quando non era importante avere in squadra il pilota più vincente, ma l’hospitality a più piani e magari lo chef stellato a servire i pasti); per passare agli stessi saloni dell’auto che abbandonata la semplicità (fatta di solida sostanza) che li ha caratterizzati fino agli anni Ottanta per una sempre maggior ostentazione di… non si capiva che cosa. Luccichio, stand faraonici progettati da architetti blasonati e vetture poste in secondo piano di interesse, anche se contornate da splendide modelle (e le ragazze erano la voce meno pesante nelle spese che prevedevano milioni di euro per l’acquisto di superficie e scenografie) Né hanno fatto le spese Saloni importanti, come Torino, il fantastico Motorshow di Bologna, un Odeon sceso in terra per coniugare tutto quanto fa spettacolo nel motore, e perfino il Salone di Ginevra, che era il più importante salone internazionale dell’auto a livello europeo (nato nel 1905, nel 2017 700.000 visitatori – 180 espositori), ha chiuso i battenti nel 2020 riaprendoli in forma insufficiente quattro anni dopo, e vedremo come andrà dal 5 all’8 marzo prossimi. Due settimane fa Sport News Immagini ha avuto l’opportunità di approdare a Racing Meeting, illustrando attraverso la macchina fotografica di Elio Magnano e del suo staff, tutto o quasi quanto accaduto nel salone vicentino. Quasi, perché tanta è stata l’offerta che era impossibile essere in ogni angolo del salone, presenti a ogni evento. Ma, proprio come dicevamo all’inizio, Racing Meeting ha fatto bene attenzione nel non cadere nel gigantismo, distillando qualità piuttosto che quantità. E questa filosofia deve essere ben chiara nella mente di Miki Biasion che organizza l’evento, confermando come organizzatore quell’intelligenza e visione di insieme che ne hanno fatto un grande pilota capace di ottenere due titoli iridati. E tutto ciò in una provincia come Vicenza che esprime grande essenza rallistica, fatta di gare, piloti e preparatori. Non per nulla lo stesso automobil club vicentino è guidato da Lucky Battistolli, un passato da piloti ai vertici neppure troppo lontano che ha dimostrato con i fatti la sua volontà di sostenere l’evento (suo figlio Alberto ha presentato il programma della sua stagione proprio a Racing Meeting il suo programma agonistico 2026). Un grande aiuto alla rassegna 2026 l’ha data il marchio Lancia, tornata alla competizioni ufficiali nel WRC al recente Monte-Carlo che ha premiato i piloti che si sono distinti nella prima edizione del Trofeo Ypsilon 2025 e riproponendosi anche per il 2026, portando a Vicenza tutto il suo staff dirigenziale in casa di Miki Biasion, che non per nulla è il tutor dei suoi piloti, almeno per quanto riguarda il trofeo. Con l’avvallo di Geronimo La Russa, salito nei mesi scorsi ai vertici della federazione, che a Racing Meeting ha avuto l’opportunità di incontrare il popolo delle corse e, da buon politico, fiutarne venti e umori. Racing Meeting è stato il palcoscenico dell’International Rally Cup, che dal 2002 esalta i nostrani gentleman driver distribuendo cospicue somme di denaro (per il 2026 si parla di un monte premi di 350mila euro), ma anche il Memory Fornaca che nel mondo delle storiche, grazie a un pugno di appassionati, tiene viva la memoria dell’impareggiabile Nino, e ancora il Trofeo A112 che fa tornare in prova speciale la diabolica 112 che mezzo secolo fa fece esplodere piloti del calibro di Attilio Bettega, Fabrizio Tabaton e Gianfranco Cunico, solo per citarne qualcuno. Ma Racing Meeting non è stato solo stelline e lustrini per i big, ma ha dato spazio e gloria anche ad altri trofei, preparatori e scuderie minori che non hanno fatto solo figura nel salone vicentino, ma sono anche riusciti a ritagliarsi uno spazio più che onorevole, che ha dato loro la possibilità di iniziare nel migliore dei modi quest’annata 2026, che ha avuto inizio a motori spenti, ma con un effetto scoppiettante. Di cui Sport News Immagini da un assaggio con la sua spettacolare galleria fotografica, mescolando sapientemente, personaggi, scuderie, vetture da sogno … e qualche bella ragazza sorridente.
Racing Meeting, il mondo dei motori da corsa si dà appuntamento a Vicenza con il patrocinio di Miki Biasion

Il fine settimana in arrivo richiama a Vicenza tutti gli appassionati di corse per una due giorni intensa e ricca di appuntamenti. Sport News Immagini offre un antipasto proponendo la fotogallery degli scatti realizzati nella scorsa edizione. Testo di Tommaso M. Valinotti, archivio Foto Magnano / Sport News Immagini (in apertura lo stand di Lion Team a Racing Meeting 2025 ) VICENZA 6 febbraio – Il motosport in forma statica. Sembra impossibile, eppure dall’inizio anni Novanta i motori da corsa hanno fatto la lora comparsa non solo negli autodromi o sulle strade delle prove speciali, ma anche nei padiglioni delle fiere. A capire che si poteva fare del motosport un evento statico sono stati gli inglesi (nel mondo delle corse sono i leader, magari non vincono, ma in quanto idee sono secondi a nessuno) che già nel 1991 si inventarono l’Autosport International presso il National Exibition Centre di Birmingham e fu subito un successo coinvolgendo tutti i settori, dalla Formula 1 ai rally, alla pista, con mezzi e personaggi di alto livello e non solo. Gli italiani tardarono a rispondere e solo nel 2010 nacque il torinese Automotoracing, che aggiunse un padiglione ad Automotoretrò (nato nel 1983) la fiera del motorismo storico di cui era una costola. Ospitato nel padiglione Ovel di Lingotto Fiere, Automotoracing aggiunse anche una serie di eventi all’esterno del padiglione e fu un successo, prima di spostarsi a Parma nel 2023 in forma minore. Sfruttando spazi liberi e il nome importante di Miki Biasion, Vicenza ha voluto la sua Fiera, Racing Meeting, la cui prima edizione andò in scena nel 2022 con una cinquantina di espositori, in maggioranza locali (ma Suzuki e Fondazione Macaluso avevano già fiutato il futuro dell’evento acquisendo degli stand), per ripetersi con un crescendo wagneriano l’anno successivo in cui la crescita fu non solo di numero ma soprattutto di spessore con la conferma di Suzuki e della Fondazione Macaluso, la benedizione di ACI Vicenza e l’arrivo dell’Automotoclub Storico, Dallara, Eberhard (da sempre molto vicina a Miki Biasion), e ancora Nada Editore, Pirelli, Sparco, tanto per citare alcuni nomi. Chi era presente nel 2023 non ha voluto mancare all’edizione 2024 e altri ancora si sono aggiunti, come altri ancora hanno dato la loro adesione nel 2025. E così è accaduto nel 2026 con tante conferme e molti nuovi ingressi sotto le volte di Vicenza Fiere, attratti da quanto è esposto ma anche dai numerosi incontri e dalle premiazioni di campionati e scuderie, fra i quali la presentazione della Lancia Ypsilon Rally2 che ha esordito al recente Monte-Carlo (con relativa premiazione del Trofeo Lancia Ypsilon 2025), IRC 2025, Accademia Pirelli 2025, Memorial Fornaca 2025 sul Palco ACI. Il tutto con la possibilità di incontrare piloti di ogni livello. A cominciare dal due volte campione del mondo Miki Biasion. Ovviamente Sport News Immagini non poteva mancare a un simile appuntamento e anche quest’anno Elio Magnano e il suo staff saranno presenti in fiera per scattare le immagini dei personaggi più interessanti, cogliere le situazioni più curiose e suggestive, documentare le vetture più eccitanti. Il Programma Evento di rilievo che potrà essere visitato per tutta la durata della Fiera sarà l’esposizione di auto italiane di oltre 15 costruttori che hanno fatto la storia delle competizioni internazionali, alcune delle più dimenticate, perché da sempre custodite in collezioni private non visitabili. LANCIA alle 13 di sabato 7 presenterà la Ypsilon HF Integrale Rally 2 (visibile in fi era in anteprima in Italia), che ha debuttato a Montecarlo.A seguire, le premiazioni del Trofeo Ypsilon 2025 e la presentazione del Trofeo 2026. In esterno, nei due giorni, Gazzetta Motori organizza un raduno di auto sportive: 50 sabato e 30 domenica, che rimarranno esposte in entrambe le giornate. Grande evento benefico “SALI CON ME”: due piloti, Alberto Battistolli e Raul Marchisio, si trasformeranno in due taxi da corsa portando ospiti paganti in un emozionante percorso allestito di fronte al padiglione, domenica dalle 12 alle 16 no stop. Per fruire di questa splendida esperienza si possono acquistare i biglietti sia online che in sede; il ricavato andrà completamente devoluto alla Fondazione Matilde Lorenzi, che si prodiga per ricreare le regole di sicurezza sugli sci per gli atleti di questa splendida disciplina. Eberhard & Co., partner della fiera, metterà in palio un orologio HF, che verrà donato al nome estratto tra gli acquirenti dei biglietti di “SALI CON ME”. 11:00 Premiazioni Trofeo IRC 12:00 Inaugurazione di Racing Meeting 2026 13:00 Premiazioni Trofeo Pirelli Accademia 14:00 Presentazione libro Ivan Capelli 15:00 Premiazioni Trofeo A112 Abarth Yokohama (Team Bassano) 16:00 Premiazioni Memorial Fornaca 17:00 Tavola Rotonda Sicurezza Stradale, relatori: Polizia, Alfredo De Dominicis, Miki Biasion, Lucky Battistolli, Dott. Bonamassa 18:00 Cerimonia 0:00 Presentazione “Donne e Motori” Museo Cozzi 10:45 Alberto Battistolli presenta la sua nuova stagione 2026 11.15 Presentazione Programmi 2026 “ Trofei Tout Terrain” 12.15 Presentazione Campionati 2026 Provincia Di Vicenza 13:00 Rachele Somaschini racconta la sua Dakar… 14:30 Premiazioni Trofeo ACI Vicenza Rally 2025 (ACI Vicenza/ScuderiaPalladio Historic) Racing Meeting Fiera di Vicenza Via Oreficeria, 16, 36100 Vicenza VI Orari SABATO 7 FEBBRAIO dalle 9:00 alle 19:00 DOMENICA 8 FEBBRAIO dalle 9:00 alle 18:00
Rally Monte-Carlo 2026: Oliver Solberg principe di Monte-Carlo

Il ventiquattrenne pilota figlio d’arte norvegese dopo il perentorio successo della gara di aperura del mondiale si presenta con i galloni di capofila nella classifica iridata in Svezia, gara che lo ha visto brillare nelle scorse ultime quattro edizioni. Dopo il titolo di principe di Monte-Carlo, conquisterà anche quello di Re di Svezia? Testo di Tommaso M. Valinotti, Foto Magnano / Sport News Immagini (in apertura e nella galleria la Toyota GR Yaris Rally 1 di Oliver Solber nella prima tappa) Gunnarskog (Svezia), 5 febbraio – Manca esattamente una settimana alla 73esima edizione del Rally di Svezia, seconda prova del mondiale rally ed Oliver Solberg, insieme al suo navigatore inglese Eliott Edmondson si prepara ad affrontare la sua seconda gara stagionale da pilota ufficiale Toyota e la sua seconda gara al volante di una WRC1. La gara svedese ha la sede a Umeå, città marittima della Svezia centro-settentrionale, che dista 800 da Gunnarskog, nella Svezia centro meridionale che guarda alla Danimarca, dove Oliver Solberg risiede con la sua famiglia, forse la più numerosa e blasonata tribù rallistica al mondo a cominciare da Petter papà Oliver (Campione del mondo 2003) per proseguire alla mamma Pernilla Waldfridsson (campionessa norvegese Gruppo N) a nonni (tre dei quattro nonni hanno corso) zii e cugini. In Svezia, il ventiquattrenne svedese è chiamato a difendere la leadership del mondiale conquistata a Monte-Carlo e dovrà farlo soprattutto guardandosi dal suo compagno di squadra Elfyn Evans (due vittorie in Svezia sempre con la Toyota, la seconda lo scorso anno) e che al “Monte” è stato il suo avversario più incisivo, stante anche l’assenza di Sébastien Ogier (gara non molto amata dal francese che non sale in Scandinavia dal 2020, pur avendo trionfato tre volte). Meno insidiosi, sulla carta, gli altri alfieri della squadra giapponese Takamoto Katsuta e l’astro nascente finnico Sami Pajari, anche lui ventiquattrenne, ma che non ha convinto a pieno al Monte, essendo stato protagonista di prestazioni alterne velocistiche senza nessun acuto, ed incappando in due toccate che lo hanno costretto a ripartire con il Super Rally prima e a fermarsi innanzi tempo. A sfidare Solberg e le Toyota ci proveranno le tre Hyundai di Adrien Fourmaux (il migliore per tutto il corso della gara al Monte con la berlinetta coreana), Thierry Neuville poco incisivo al Monte ed Esapekka Lappi, che vanta nel suo palmares una vittoria assoluta iridata in Svezia nel 2024. Della partita saranno anche le tre Ford Puma, con Jon Armostron (il più convincente con la vettura inglese, anche se si è fermato nel finale), l’irlandese Josh McErlean e il lettone Mārtiņš Sesks, sesto nella scorsa edizione dello Svezia con la Puma Rally-1. Sarà da vedere se Oliver Soberg saprà nuovamente sfruttare a suo favore la gestione delle gomme Hankook (nuove per lui come tutti gli altri piloti della Classe Rally-1, ma meno “contaminato” dall’esperienza vissuta negli anni scorsi con uno pneumatico di marca differente) che gli hanno dato quella tranquillità di gestione che gli ha permesso di essere il più incisivo e costante per tutto l’arco della gara. Comunque l’impresa a Monte-Carlo di Oliver Solberg ha lasciato il segno. Il suo albo d’oro è impressionante: ha disputato 61 gare del mondiale, debuttando con la Volkswagen Polo al Rally di Grfan Bretagna del 2019 uscendo di strada alla 22esima prova speciale, vincendo anche un paio di prove speciali di Classe RC2. Nel 2020 Solberg è impegnato a tempo pieno nel mondiale alternandosi fra Volkswagen Polo WRC e Škoda Fabia Rally5 (le due aziende fanno parte dello stesso gruppo industriale) con la quale conquista la sua prima vittoria di WRC3 in Estonia. Dopo un anno con Hyundai, nel 2023 deve disputare due stagioni da “privato” ottenendo due vittorie in WRC2 in Svezia e Cile, sempre su Škoda Fabia, vettura che usa anche nel 2024, quando diventa vicecampione del mondo WRC2, ottenendo tre vittorie (Svezia, Lettonia e Finlandia). Nel 2015 entra nella galassia Toyota disputando il Campionato Mondiale con la Yaris Rally2 vincendo cinque gare WRC2 (Svezia, Portogallo, Acropoli, Paraguay e Cile) in sette partecipazioni, prendendosi la soddisfazione di ottenere il primo centro assoluto nella massima serie in Estonia. Ed è impressionante il suo ruolino iridato con la Yaris Rally1: tre gare, due vittorie (Estonia 2025 e Monte-Carlo 2026, un secondo al Rallye National Hinvernal du Dévolux in Francia). Rimanendo nell’ambito dei numeri, Solberg si dimostra un pilota molto veloce essendosi imposto in nove delle venti prove del Rally di Estonia e sei volte a Monte-Carlo risultando il più vincente di tutti alla fine. E proprio al Monte ha dimostrato la sua grande maturità, prendendo il comando alla seconda prova speciale e non abbandonandolo più fino alla fine; segnando continuativamente tempi far i più veloci tre in gara (in fondo aveva una Toyota) scendendo dal podio solo in cinque delle 17 prove: quarto tempo sulla PS5 Saint-Nazaire-le-Désert/La Motte-Chalancon 1 (quando ha forato), e ancora quarto sulla PS10 La Bréole / Bellaffaire 1 (quando non preparato nel migliore dei modi gomme e chiodi); undicesimo nel toboga cittadino di Monte-Carlo sotto la pioggia battente quando gira in malo modo attorno al palo, e nelle prime due prove mattutine della tappa finale di domenica. Undicesimo nella PS14 Col de Braus / La Cabanette 1 (quando disputa tutta la prova con il parabrezza rotto) e sesto nella PS15 La Bollène-Vésubie / Moulinet 1, quando commette l’unico vero errore della gara andando in testacoda in frenata; prima di ribadire la sua superiorità con due secondi tempi assoluti nella ripetizione delle speciali per andare festeggiare sul gradino più alto del podio a Monte-Carlo. Tutto ciò ci dice quanto sia impostante seguire le prestazioni di Oliver Solberg in Svezia. Per la sua capacità di emergere sui fondi scivolosi (non per nulla è un asso del Rally-Cross avendo conquistato il secondo posto nel RallyX Nordic Championship nel 2017 e vincendolo nel 2018) e nelle sue precedenti presenze nella gara svedese, dove ha ottenuto tre vittorie WRC2 (2023, 2024, 2025) e il sesto posto assoluto nel 2022 con la Hyundai. Sul
94° Rally Monte-Carlo: Oliver Solberg principe di Monte-Carlo 2026

Lo svedese conquista il suo primo successo assoluto nel mondiale nella gara di esordio in WRC1, dominando praticamente dall’inizio alla fine. Nell’ultima giornata prestazione capolavoro di Matteo Fontana che, con la piccola Ford Fiesta Rally3, si toglie la soddisfazione di segnare per ben due volte il miglior tempo assoluto sulle innevatissime speciali dell’entroterra monegasco Testo di Tommaso M. Valinotti, Foto Magnano / Sport News Immagini (in apertura la Ford Fiesta Rally 3 di Matteo Fontana-Alessandro Arnaboldi nella mattinata di domenica) Monte-Carlo (Principato di Monaco), 26 gennaio – Chi ben comincia è a metà dell’opera. Lo sa bene Oliver Solberg, vincitore del 94° Rallye Montecarlo assieme all’inglese Elliot Edmondson che, ha cominciato segnando il secondo tempo assoluto con la Toyota GR Yaris Rally1 nella prova di apertura Toudon-Saint Antonin pagando appena 5”6 secondi dopo 21,9 km al suo compagno di squadra, Elfyn Evans, ma lasciando dietro l’osservato speciale Sébastien Ogier, che per tutta la gara non riuscirà a sovrastare il giovane pilota svedese. Alla fine Solberg-Edmondson lasciano a 51”8 la seconda Toyota di Elfyn Evans-Scott Martin e a 2’02”2 Sébastien Ogier-Vincent Landais, per poi aspettare 5’59”3 per veder arrivare la prima Hyundai i20, quella di Adrien Fourmaux-Alexandre Coria. Il pilota svedese si presenta la via dell’ultima giornata con poco meno di un minuto (esattamente 59”3) su Evans e 71,90 km da per correre nel doppio passaggio sulle prove Col de Braus-La Cabanette e La Bollène-Vésubie/Moulinet che prevede lo scollinamento sul mitico Turini. Solberg dimostra non solo di aver capacità velocistiche e tattiche, ma anche nervi di acciaio dimostrandolo compiutamente nel primo passaggio sul Col de Braus quando il pilota della Toyota scatta al verde con il parabrezza della sua Yaris rotto. Undicesimo tempo assoluto (la prova la vince Matteo Fontana) pagando 31”2 al giovane comasco, ma quello che conta in modo particolare è che il suo principale avversario, Elfyn Evans, recupera solo 9”5; anche nella prova successiva, La Bollène-Vésubie, Solberg ha i suoi problemi, un testacoda con relativo contatto in frenata che lo costringe a fare retromarcia, ma ancora una volta la sua sesta piazza non è così negativa (e ancora una volta Fontana vince la prova) visto che Evans gli recupera appena altri 8”8, rimanendo a 42” in classifica assoluta, dando un pizzico di tranquillità a Solberg. E quello è il momento decisivo della gara. Nel secondo passaggio sulle due prove speciali finali, Solberg stacca due volte il secondo tempo assoluto, nonostante una toccata a un guard-rail al Col de Braus facendo meglio di Evans sulla PS 16 e arrivandogli immediatamente dietro sulla La Bollène-Vésubie finale. Ovviamente questo primo successo in un rally mondiale rende il pilota svedese piuttosto confuso all’arrivo, non rendendosi ancora perfettamente conto di quanto ha realizzato. Ma gli basterà poco tempo a prendere piena coscienza della sua impresa. Le altre due posizioni sul podio le hanno conquistate Elfyn Evans-Scott Martin con la seconda Toyota, che forse si è illuso nelle prime due prove della giornata di recuperare qualcosa a Solberg (in realtà i 17” recuperati non gli davano speranze nemmeno in proiezione) per poi mettere tutte le illusioni nel cassetto nel secondo passaggio sul Col de Braus quando, non gommato giusto, ha staccato la decima prestazione perdendo definitivamente terreno da Solberg. Gli rimane solo la soddisfazione di aver vinto la Power Stage La Bollène-Vésubie finale, che gli dà un’iniezione di punti e la speranza di poter lottare per quel mondiale che finora gli è sfuggito. Non è stato un Monte-Carlo all’altezza delle sue attese e della sua classe quello di Sébastein Ogier e Vincent Landais, terzi al traguardo con quella che doveva essere la Toyota #1, primato documentato dal numero 1 sulle portiere, ed ha finito per essere la Toyota #3 che vince appena quattro prove speciali e anche nella giornata di domenica inizia con un imbarazzante 16° tempo nel primo passaggio sul Col de Braus quando commenta che non riusciva nemmeno a salire, forse per colpa delle gomme che ha apostrofato come gomme di **** nel corso della gara. E lo ha detto dopo PS2. Da grande campione Ogier sul palco fa i complimenti a Solberg e dice che sarà divertente lottare con lui per la conquista del suo ennesimo campionato. Dopo l’invincibile armata Toyota (tre vetture sul podio e Takamoto Katsuta settimo), il compito di guidare la squadra Hyundai è calato sulle spalle di Adrien Fourmaux-Alexandre Coria che stanno praticamente davanti al caposquadra Neuville per buona parte della gara a cominciare dalla prima giornata e per continuare a guidare la squadra coreana dall’ultima prova del secondo giorno fino al podio monegasco. Nell’ultima giornata Fourmaux recupera 40” a Solberg, ma partendo con un ritardo di 4’30” è poca cosa. È comunque il più efficace dei protagonisti del mondiale essendo quinto e più veloce di WRC1 a Col de Braus-1 ancora quinto e secondo di WRC1 a La Bollène, vincendo il Braus del secondo giro e chiudendo con un quarto tempo nella Power Stage quando i tre Toyota si scatenano. Nell’ultima tappa Thierry Neuville-Martijn Wyadaeghe perdono altri tre muniti da Solberg, ma mantengono la quinta piazza assoluta, grazie al ritiro dei loro più vicini inseguitori Jon Armstrong-Shane Byrne. L’equipaggio belga di Hyundai non convince nel corso dell’ultima giornata e colpisce pure un marciapiede di cemento a inizio La Bollène-1 fora una gomma, la cambia e perde tre minuti. Nonostante ciò, mantiene la quinta piazza assoluta e resiste in classifica nonostante il testacoda nella ripetizione della speciale. Gli irlandesi Jong Armstrong-Shane Byrne mancano il sesto posto con la Ford Puma, un risultato di grande prestigio nella gara del loro esordio nel WRC e su una Rally 1. Peccato per loro che nel corso del secondo sul Col de Braus escano di strada, mandando in fumo un sogno che si stava realizzando, consegnando così la sesta piazza a Léo Rossel-Guillaume Mercoiret, che sono anche i migliori di WRC2. Léo Rossel-Guillaume Mercoiret, Citroën C3 Rally2 sono gli assoluti dominatori della categoria WRC2, non solo perché segnano il miglior tempo di classe in
Rally Monte-Carlo 2026 terza tappa, si conferma Solberg

Il giovane pilota svedese continua a condurre con autorevolezza sui compagni di squadra Evans e Ogier. Poi, a distanza praticamente incolmabile, le due Hyundai di Fourmaux e Neville, con il francese che si impone sul circuito cittadino di Monte-Carlo strappando il primo successo in speciale ai piloti Toyota. Una toccata a una prova dal termine della tappa ferma Gryazin, mentre Daprà continua a essere il migliore degli italiani entrando fra i migliori dieci dell’assoluta e Matteo Fontana vince tutte le prove di WRC3 ma le due uscite di strada dei giorni precedenti lo relegano lontano dal vertice. Testo di Tommaso M. Valinotti, Foto Magnano / Sport News Immagini (in apertura la Škoda Fabia di Roberto Daprà, il migliore degli italiani) MONTECARLO (Principato di Monaco), 25 gennaio – Perde (poco) terreno, ma resta al comando, Oliver Solberg, affiancato da Elliott Edmondson su Toyota GR Yaris Rally1 che nelle quattro prove di sabato 24 gennaio concede appena 9” al suo principale inseguitore, il compagno di squadra Elfyn Evans in vettura con Martin Scott (ora a 59”3), mentre ha allungato sul terzo equipaggio Toyota formato da Sébastien Ogier-Vincent Landais che paga allo svedese 1’25”3. Solberg sta viaggiando su tempi da vero campione vincendo due delle quattro prove di giornata (nonostante sulla La Bréole-Bellaffaire 2 metta due ruote fuori strada perdendo una decina di secondi) e non gestendo nel migliore dei modi le gomme chiodate nella prima prova di giornata. Gli va male nella prova cittadina sul circuito di Monte-Carlo disputata sotto la pioggia battente quando si gira rischiando grosso. È solo undicesimo, ma paga appena 11”. Alle spalle di Solberg Elfyn Evans stacca due volte il secondo tempo sulla La Bréole-Bellaffaire, mentre è cauto sulla Vaumeilh-Claret 2 coperta di ghiaccio, neve e poltiglia, e non se la cava nemmeno bene sul circuito di Monte-Carlo. Ogier si presenta a inizio giornata vincendo la prova La Bréole-Bellaffaire 1, ma è indietro nella successiva Vaumeilh-Claret e chiude appena quarto sul Circuito di Monte-Carlo senza dare spettacolo, aspettando la neve del giorno finale. Precipitano gli altri concorrenti a cominciare da Adrien Fourmaux-Alexandre Caria, quarto e miglior fra gli equipaggi Hyundai che perde quasi un minuto nella giornata di sabato, che conquista la prima, e finora unica, prova non vinta dai piloti Toyota, segnando il miglior tempo nel salotto di Monte-Carlo dopo aver subito una foratura nella prova precedente. Il suo compagno di squadra Thierry Neuville mantiene la quinta piazza, pur perdendo 1’20” da Solberg, rimediando una foratura sulla La Bréole-Bellaffaire 2 e compiendo un testacoda sul circuito di Monte-Carlo. Sesta piazza mantenuta dagli irlandesi Jon Armstrong-Shane Byrne, Ford Puma, nonostante una foratura nella prima prova di giornata, allungando sul suo più prossimo inseguitore Léo Rossel, staccato di 53”. E proprio Léo Rossel con Giullaume Mercoiret sul sedile di destra della sua Citroën C3 Rally2 a continuare a condurre la classifica della WRC2 che guida fin dalla seconda prova speciale del rally, riuscendo nella terza giornata a vincere solo il Circuito di Monte-Carlo ma divertendosi molto nelle altre prove speciali, specie il doppio passaggio su La Bréole-Bellaffaire che definisce folle, ma estremamente divertente, rosicchiando una posizione in classifica assoluta chiudendo settimo. Alle sue spalle, agli altri, va peggio. In seconda posizione sale l’italiano Roberto Daprà, migliore dei nostri con Luca Guglielmetti al quaderno delle note della Škoda Fabia RS Rally2 che sale dal quarto al secondo posto di classe (dal 13° al decimo nell’assoluta) imponendosi nella prova di La Bréole-Bellaffaire 2, rosicchiando a fine giornata 6” a Rossel, restando comunque a distanza di sicurezza a 1’27”. Scende in terza piazza Eric Camilli-Thibault de la Haye che paga pesantemente il primo passaggio su La Bréole-Bellaffaire che affronta con una chiodatura poco efficace chiudendo la tappa a 25” da Daprà, potendo giocarsi il tutto per tutto nell’ultima tappa. La speciale di La Bréole-Bellaffaire dice male a Nikolay Gryazin-Konstantin Aleksandrov che nel primo giro sulla speciale toccano il ponte e nel secondo finiscono fuori strada a 6 km dalla fine strappando una sospensione. La seconda Lancia Ypsilon quella di Yohan Rossel-Arnaud Dunand chiude 15esima di categoria recuperando tre posizioni, vincendo le prime due prove di giornata e segnando il secondo tempo sulla ripetizione di La Bréole-Bellaffaire, mentre a Monte-Carlo sotto la pioggia battente se la prendono con calma. Gli italiani, infine, vedono Daprà-Guglielminetti entrare fra i migliori dieci dell’assoluta seguiti a notevole distanza da Filippo Marchino-Pietro Ometto, 35esima posizione, che precedono di un posto (e 4’35”5) Andrea Spataro-Alessia Muffolini. Matteo Fontana-Alessandro Arnaboldi si confermano i più veloci in WRC3 vincendo tutte e quattro le prove speciali della giornata riuscendo a risalire la classifica assoluta dal 51° al 36° posto assoluto, secondi di WRC3 ma lontani oltre 12 minuti dal leader. Peccato per le due uscite dei giorni precedenti che hanno fatto ripartire per ben due volte l’equipaggio comasco con il Super Rally.
Rally Monte-Carlo 2026, Toyota e Solberg proseguono la loro cavalcata

La seconda tappa del rally monegasco continua a vedere il trio ufficiale della casa giapponese dominare il campo non lasciando spazio agli avversari della Hyundai. Continua a guidare, allungando sui compagni di squadra, il giovanissimo Oliver Soberg. Buone prove di Gryazin, ufficiale Lancia, terzo di WRC2 e di Roberto Daprà, migliore degli italiani. La buona rimonta di Matteo Fontana fermata da un’uscita di strada nella nona prova speciale. Testo di Tommaso M. Valinotti, Foto Magnano / Sport News Immagini (in apertura la Ford Fiesta RC3 di Matteo Fontana-Alessandro Arnaboldi) GAP (Francia), 24 gennaio – Sei speciali nella seconda tappa, tre vinte da Oliver Solberg ed Elliott Edmondson (Toyota GR Yaris Rally1) che si inseriscono fra i migliori tre in altre due, rimanendo fuori nella sola PS5, Saint Nazaire le Désert-La Motte Chalancon, quando staccano il quarto tempo assoluto, pagando 27” al britannico Elfyn Evans senza perdere la leadership della gara. E proprio il gallese è secondo assoluto, affiancato dal britannico Scott Martin, che vince una prova speciale (La Sain Nazaire-1) e rischia di finire fuori strada nella ripetizione della prova. Rimanendo comunque sempre in zona podio o nelle vicinanze in tutte le altre cinque. Dopo due giorni di gara Evans è a 1’08” da Solberg e precede di 6”5 l’osservato speciale, Sébastien Ogier affiancato da Vincent Landais, che si è avvicinato a Evans, ma ha perso terreno nei confronti di Solberg, che riesce ad imporsi nelle ultime due prove speciali di giornata. Se le tre Toyota fanno gara a sé, in casa Hyundai vanno meno bene, con l’equipaggio francese formato da Adrien Fourmaux e Alexandre Caria, che pur avendo pagato 30” per ritardo di tre minuti all’ingresso prova 8, sono i migliori della casa coreana davanti a Thierry Neuville-Martijn Widaeghe che perdono la quarta piazza a causa di una divagazione in un fosso nella prova nove, La Bâtie des Fontes- Aspremont 2, che costa tre minuti al pilota belga. Sesta piazza per l’irlandese Jon Armstrong con a fianco il connazionale Shane Byrne che fora nella prova otto e deve affrontare la speciale successiva con due slick all’anteriore. Come dice il pilota della Ford Puma è stata pura sopravvivenza. In WRC 2 è passato a condurre Léo Rossel (fratello di Yohan, pilota ufficiale Lancia) affiancato da Guillaume Mercoiret sulla Citroën C3 Rally2, che ha preso il comando fin dalla prima prova del mattino di venerdì grazie a un atteggiamento troppo prudente del precedente leader di categoria Eric Camilli-Thibault de la Haye nella prima prova di giornata, precipitando in quarta posizione di WRC2; cambiando poi ritmo e recuperando la seconda piazza staccato di 39”6. “Sono molto migliorato nella seconda parte di giornata” afferma il pilota della Škoda Fabia RS “anche se sono stato troppo prudente nei tratti particolarmente innevati”. Terza piazza per Nikolay Gryazin-Konstantin Aleksandrov, equipaggio ufficiale Lancia, che riesce ad entrare fra i migliori dieci della classifica assoluta e precede di 52”5 l’italiano Roberto Daprà, quarto di WRC2. L’altro equipaggio ufficiale, Lancia, Yohan Rossel-Arnaud Durand, è ripartito venerdì mattina in 61esima posizione assoluta (29 esima di categoria) dopo la botta nella prima prova del rally, riuscendo a risalire fino al 29° posto dell’assoluta (18° di categoria) senza mai segnare tempi significativi. Gli italiani, ancora dodici in gara (ritirato il solo Cobbe, con Oldani e Fontana rientrati), sono guidati da Roberto Daprà salito in tredicesima posizione assoluta, davanti all’italo-americano Filippo Marchino, con il nostrano Pietro Ometto, 36° assoluto, quindi Andrea Spataro-Alessia Muffolini. Il Monte-Carlo non sorride a Matteo Fontana e Alessandro Arnaboldi. Dopo l’uscita di strada di giovedì nella PS 2, Esclangon- Seyne Les Alpes, ieri mattina è rientrato in gara in 56esima posizione assoluta e sesta di Classe WRC3, con quasi venti minuti di ritardo dal leader di categoria. Il giovanissimo equipaggi comasco non si è però arreso e si scatenato nelle prove di venerdì vincendo le prime cinque delle sei prove speciali. Nell’ultima prova di giornata La Bâtie des Fontes- Aspremont 2 il pilota della Ford Fiesta Rally 3 esce di strada proprio mentre la direzione gara espone la bandiera rossa per la presenza di troppo pubblico sistemato in modo pericoloso. Questo significa che sabato mattina Fontana-Arnaboldi sono ripartiti, ma con altri 16 minuti di penalità. Dei 65 equipaggi che hanno preso il via da Monte-Carlo giovedì, 62 hanno preso la partenza giovedì, alcuni dei quali rientrati nel Super Rally e, nonostante le condizioni meteorologiche, con neve, ghiaccio a tratti nessuno fermato nella giornata di venerdì.